Il posto fisso: dal sogno all’incubo

Quante volte hai sentito parlare del famigerato posto fisso? Probabilmente hai sentito almeno una volta in vita tua frasi come:

Trovati un posto fisso…

Fai domanda per partecipare ad un concorso pubblico…

Entra a lavorare nella pubblica amministrazione così sei sicuro..

In Italia è radicata la credenza per cui il “posto fisso” sia la meta da raggiungere, il risultato più soddisfacente per una persona che cerca lavoro. È vero che cercare un posto di lavoro stabile è sicuramente meglio di restare a casa senza far nulla e senza produrre reddito, ma è anche vero che sono cambiati i tempi ed il posto fisso così come lo abbiamo sempre conosciuto sta scomparendo mano a mano.

Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e, al giorno d’oggi, è impensabile essere assunti da un’azienda e rimanerci per una vita intera.

In passato, diversi anni fa, accedere al mondo del lavoro e rimanerci per anni era la prassi. Quando i nostri genitori o i nostri nonni venivano assunti in un’azienda, anche senza particolari titoli accademici, era quasi certo che ci sarebbero rimasti a vita. Questo significava uno stipendio sicuro ogni singolo mese, pensione, ferie pagate e tanti altri benefit. Questo ha indotto il nostro inconscio a credere fermamente che il posto fisso fosse l’unica strada da intraprendere per riuscire a realizzarsi, mettere su famiglia e non finire sul lastrico.

Tieni bene a mente ciò che ti ho detto qualche riga più sopra: prima non era necessario avere titoli accademici importanti. Per farla breve bastava anche avere solo la terza media. Oggi invece non è più così: l’istruzione è diventata accessibile a tutti così come anche le lauree. Non è un caso che nei telegiornali e notiziari online parlano di una drastica disoccupazione del nostro paese.

 

La frenetica e fallimentare ricerca del lavoro

I laureati non riescono a trovare lavoro nonostante abbiano conseguito un titolo di elevata importanza.

Questo accade fondamentalmente per 2 ragioni:

  1. I Laureati sono troppi. Questo titolo di studio è diventato troppo accessibile e chiunque riesce a ottenerlo.
  2. Troppi ragazzi pensano allo studio, si sentono sempre insicuri delle loro conoscenze e per ciò non riescono mai ad iniziare presto con il lavoro e, paradossalmente, le aziende cercano figura già con esperienza pregressa.

Per quanto riguarda l’ultimo caso, facciamo riferimento alla sindrome dell’impostore. Non è una reale patologia certificata ma viene comunque riconosciuta in tutto il mondo e dai migliori esperti psicologi e psicoterapeuti.

Fondamentalmente si tratta di modo di pensare deleterio e che immette lo studente o comunque qualsiasi individuo in un circolo vizioso. Questa persona pensa di non essere ancora adatta per poter entrare nel mondo del lavoro ed inizialmente è convinta che la laurea triennale non sia abbastanza. Poi la laurea magistrale non è ancora abbastanza. Infine lo studente decide di fare un Master, magari anche un ulteriore corso di specializzazione e in men che non si dica si ritrova a più di 30 anni suonati senza aver mai lavorato in vita sua.

Questo lo porta in una situazione di svantaggio. Le persone ad oggi sono convinte che siano i titoli accademici ad assicurarti carriera e posto fisso. La verità è che gli imprenditori cercano figure che semplicemente riescano ad assolvere i loro impegni e portare risultati tangibili alla propria azienda. Ovviamente tutto ciò non viene mai comunicato nel modo corretto e gli studenti si ritrovano a passare 20 anni della propria vita appresso a certificazioni che non li porteranno di certo lontano, provocando demotivazione e di conseguenza depressione per non riuscire a trovare un’occupazione.

Un dato che fa molto riflettere è che l’individuo medio italiano va a vivere da solo senza pesare più ai suoi genitori è all’incirca verso i 34 anni. Solo questo dato dovrebbe far rabbrividire chiunque, almeno per renderlo cosciente della gravità della situazione e che va assolutamente rimossa la credenza dell’attesa del posto fisso. Ti basta pensare che in paesi come la Norvegia o la Svezia, i ragazzi vanno via di casa per lavorare appena raggiunta la maggiore età.

 

Che fine ha fatto chi aveva un posto fisso?

C’è chi è arrivato alla pensione, c’è chi invece ha dovuto rivedere tutti quanti i piani.

Per anni hanno elogiato il posto fisso come la meta da raggiungere, il punto di salvezza per poter accendere il mutuo (un debito cattivo), il finanziamento per l’auto (altro debito cattivo) e mettere su famiglia.

Molti però hanno sottovalutato una cosa: le aziende possono anche fallire. Quello che potrebbe sembrare il punto di salvezza potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio e portarti al baratro.

Anche se hai un contratto a tempo indeterminato, questo non vuol dire che l’azienda possa fallire da un momento all’altro per qualsiasi tipologia di imprevisto. Se dovesse succedere rischi davvero di finire sul lastrico per il semplice fatto che la tua vita è basata solo su una singola entrata. Dovresti imparare ad avviare più collaborazioni, fare investimenti ove possibile e cercare di diversificare le tue entrate in modo tale da attutire i colpi più pesanti.