Il promoter e le tasse: una storia d’amore?

Ciao promoter!

Oggi parliamo di un argomento spigoloso, la tassazione. Come ben sai in Italia quando si parla di tasse si va incontro ad un sacco di problemi, tra burocrazia infinita, lamentele continue (anche di chi non le paga…) e tanti, tantissimi adempimenti. Essere in regola con il fisco non è sempre semplice, le regole sono davvero tante e cambiano continuamente. La premessa è dovuta: questo articolo non sostituisce in alcun modo il parere e la consulenza da parte di un professionista del settore, un commercialista per esempio. Nonostante questo, proviamo a districarci in questo complicato mondo per capirne qualcosa in più.

Il principale riferimento in questo ambito è l’articolo 3 della legge n. 173/2005, che regola gli adempimenti fiscali di chi ottiene provvigioni nell’ambito del network marketing in maniera piuttosto chiara, in quanto in passato vi è stato a lungo un “buco legislativo” per questo genere di attività. In particolare, la soglia da tenere conto in prima battuta è di 5.000 euro di introiti netti (cioè 6.400 euro lordi circa, tenendo conto la deduzione forfettaria del 22%), entro i quali si è ritenuti soggetti che svolgono l’attività in modo occasionale.

Oltre questa soglia si diventa invece soggetti che svolgono l’attività professionalmente e che, quindi, devono aprire partita iva per essere in regola. La riduzione forfettaria del 22% per chi esercita occasionalmente permette di avere come base imponibile “solo” il restante 78%, sul quale viene applicata la ritenuta alla fonte (del 23%, quindi è come versare il 17,94% sul totale).

Per quanto riguarda invece chi opera con partita iva, cioè in maniera professionale, è necessario anche emettere le fatture ed essere in regola con iva e contributi. Senza scendere in dettagli troppo complessi, quest’ultimo aspetto è particolarmente importante per chi fa sharing business, in quanto i contributi sono versati per i due terzi dall’azienda mandante (i contributi sono il 28,72% dell’imponibile). Il networker non può però aderire al regime forfettario, in quanto esiste un regime fiscale apposito per questa categoria.

Un ultimo aspetto riguarda la dichiarazione dei redditi, in quanto gli introiti da questa attività non concorrono ai guadagni del soggetto e non vanno quindi considerati in dichiarazione dei redditi.

Ho cercato di essere semplice e diretto, ma ora concludo parlandoti anche di etica. Se uno sponsor, cioè una persona che ti ha parlato di una certa azienda con cui fare il promoter, ti dice che NON si pagano le tasse… beh, ti sta mentendo. Come abbiamo visto ci sono molti vantaggi rispetto ad altri regimi fiscali, ma è necessario essere comunque consapevole di ciò che stai facendo. L’azienda è tenuta a fare i versamenti prima di darti effettivamente le provvigioni, dunque i soldi che entreranno nel tuo conto saranno già netti. Ma, come ormai sai, il promoter è un lavoro serio ed è necessario prestare attenzione anche a questi aspetti, in modo da essere in regola e non avere il dubbio di ricevere brutte sorprese.

Ciao promoter, alla prossima!